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Quello fotografato nel post Invito in liguria del Luglio 2012 si trovava al Mercatino di Antiquariato e Modernariato di Chiavari (GE), che si svolge ogni seconda domenica del mese, e non è mai stato in mio possesso. Non inviatemi e-mail con offerte di acquisto.

martedì 11 ottobre 2011

Post dell'insofferenza agli orpelli inutili

   Non avrei pensato, mettendo mano a questo blog, di parlare di scuola, in primo luogo perché non è un settore di mia competenza, non ostante io abbia compiuto tutto il percorso finalizzato all'insegnamento, eccetto la parte relativa all'esame di abilitazione, poi perché in questo periodo è tutto un fiorire di polemiche fin troppo generalizzate attorno all'argomento scuola.
   Questo post però mi è nato dalla pancia (dove albergano le mie migliori consapevolezze) e lo scrivo come mamma e come ex alunna, senza voler assolutamente entrare nel merito della competenza, del metodo e soprattutto delle difficoltà degli insegnanti. Né, lo ribadisco, desidero rigirare il coltello nelle piaghe del ministro e del suo "sfortunato" ministero.
   I miei figli sono ragazzi di media intelligenza (sicuramente non di meno) e ottengono, ognuno a modo suo, ottimi risultati a scuola. Sono curiosi nei confronti degli argomenti più diversi, ma soprattutto in fatto di natura, ambiente, ecologia, invenzioni, nuove tecnologie... ma anche cucina e lavori manuali (giuro che ho dovuto spiegare a tutti e tre come funziona il lavoro all'uncinetto).
   Hanno intrapreso la scuola con grandissime attese... che stanno ancora lì attendendo.
   Mi accorgo che stanno in qualche modo trattenendo la loro curiosità e soffocando i loro interessi più autentici; perché loro hanno un grandissimo desiderio di sapere, ma rispetto a ciò che è indispensabile imparare vorrebbero conoscere anche altro. Nel poco tempo che rimane, a casa, dopo i compiti, i rientri pomeridiani e lo sport (perché anche quello è indispensabile, per non rammollirsi su una sedia), è tutto un mitragliarmi di domande; dove non arrivo io arriva Wikipedia. Oppure si pasticcia con le mani, si prova a dar vita ad un orto, si fa la pizza.
   Nella classe di Pietro, la 5^ elementare, un gruppetto di ragazzi ha creato un giornalino, scritto al computer e arricchito da disegni loro, su argomenti di attualità (tipo la caduta del satellite, per citarne uno) e poi lo ha portato alle maestre

   Questa la premessa.

   Due giorni fa, tra le pagine dei loro diari, trovo questo foglietto: una circolare distribuita a tutti.



   "Chiediamo alle famiglie di controllare e aiutare i propri figli a preparare lo zaino, con l'occorrente per l'attività didattica del mattino seguente onde evitare dimenticanze.
   Supplire portando poi a scuola ciò che è stato dimenticato arreca disguidi per il personale della scuola e disturbo per l'attività didattica che si svolge in classe in quanto si interrompe la lezione."


   Ah.
   Già, perché per la bidella (che ora non si chiama più così) è impensabile entrare un attimo in classe al cambio dell'ora...

   Questo fa il paio con la lista di richieste assurde a proposito di materiale scolastico e abbigliamento.

   E io che fino ad ora mi ero preoccupata della loro crescita, fisica, intellettuale, spirituale, dello sviluppo dell'autostima e dell'autonomia personale...
   Cacchio! Invece dovevo preparargli lo zaino, comprare le scarpe senza lacci perché sennò ci mettono troppo tempo a sistemarsi, i pantaloni con l'elastico perché quando vanno in bagno ci vuole qualcuno che li aiuti col bottone, ma soprattutto comprare penne cancellabili in cinque colori diversi, per le unità, le decine, le centinaia, le migliaia e le decine di migliaia; ma non di quella marca lì, di quell'altra là perché scrive meglio, e le copertine plastificate per i quaderni, in colore diverso per ogni materia, ma nella classe di Andrea le corrispondenze di colore non sono le stesse della classe di Alice; l'album da disegno F2 non va bene: ci vuole F4, che costa il triplo, anche se l'anno scorso non è stato mai usato; la carta dei quaderni deve essere da 100 grammi, non da 80! E i quadretti da 5 mm, non da 4! E in quella classe lì col margine, mentre nell'altra assolutamente senza margine.

   E l'arte di arrangiarsi non si insegna più?

   Tutta questa attenzione ai dettagli inutili mi fa pensare che sia venuta meno la passione, il desiderio di soddisfare, pur con mezzi non proprio "all'ultimo grido", quella fame di conoscenza che tutti i bambini naturalmente hanno. E che tutti i bambini naturalmente perdono se non sono incoraggiati a coltivarla.
   In questi giorni è un trito ritornello, ma è ai più piccoli che va detto "stay hungry": già alle medie è tardi, figuriamoci al momento della laurea.

   La scuola è il primo luogo cui un bambino accede da solo, uscendo dall'ambito familiare. E credo che, per quanto possibile, proprio lì debba cominciare a diventare responsabile di se stesso e delle proprie cose in autonomia, con tutte le conseguenze del caso, siano esse un brutto voto o un compito aggiuntivo. A me, mamma, non serve dover firmare una nota in cui mi si dice che mio figlio ha dimenticato un libro a casa.
   Dovrei vergognarmene? Per carità! Mi vergognerei forse un po' se mio figlio facesse la cacca sul registro di classe... ma anche in questo caso ci sarebbe da verificarne il motivo.
   Dovrei, prima che tutti escano di casa, passare in rassegna il battaglione controllando zaini, baionette, orecchie e taglio delle unghie? Mi dispiace, ma c'è a mala pena il tempo di correre al pulmino e va già bene se i calzini sono dello stesso colore.
   Non credo di essere così orribile limitandomi a: "Adesso spegnete tutto e fate i compiti. Se avete bisogno io sono qui in cucina: chiedetemi pure". Il che succede, quando realmente hanno bisogno. E dopo cena: "Prima di andare a letto controllate se nello zaino c'è tutto".
   Il resto, mi dispiace, è responsabilità loro e dovranno vedersela con la maestra.
   Io rimango della mia personalissima opinione: la scuola dovrebbe cercare, per quanto compatibilmente con le limitate risorse economiche, di dotarsi di strumenti moderni perché possano fruirne anche i ragazzi meno fortunati; se ciò non è possibile, si può far lezione con un foglio e una matita. Io verserei senza batter ciglio  cento euro in più all'anno per ogni figlio alla scuola, se questi soldi fossero destinati a lezioni sul campo, ad andare dove accadono le cose. Quello che Andrea ha imparato sulle api da un apicoltore, non lo dimenticherà più!

2 commenti:

  1. Ci accomuna il fatto di aver seguito un percorso di studi finalizzato all'insegnamento...io a dire il vero ho anche insegnato per un po', ma non era la mia strada! Un bacio!

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  2. Parole sante Barbara. Ti do pienamente ragione!!

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